Articolo del Presidente dell’Associazione riguardo all’attuale situazione del commercio di Roma inviato ai nostri soci e alle testate nazionali:

L’Associazione Botteghe Romane ieri ha partecipato ad una riunione con altre 45 Reti d’Impresa del Lazio per un totale di 5000 esercizi commerciali, che si sono confrontate sulle criticità della “Fase 2″ di questa forte crisi.
Come testimoniato da tutti i partecipanti la pandemia Coronavirus sta mettendo in ginocchio il commercio del Lazio e soprattutto della Capitale e i commercianti si sentono abbandonati, sfiduciati, smarriti.

Già si pensa che il 30% di loro non apriranno le serrande, perdendo così un grande patrimonio di botteghe di vicinato che non solo sono luogo di incontri, aggregazione e cultura ma in questa occasione di crisi, sostituendosi a chi dovrebbe provvedere, hanno sostenuto la popolazione con grandi donazioni e spesso crediti di spesa verso i clienti che non riescono a pagare.

Quello che preoccupa di più i commercianti è la mancata certezza che le promesse fatte da ogni istituzione vengano realizzate.
Infatti, in tantissimi paesi europei i commercianti si vedono arrivare sui conti correnti contributi a fondo perduto in tempi brevissimi. Qui al contrario, non si hanno ancora notizie riguardo alla cassa integrazione di Aprile, con forte smarrimento e difficoltà di lavoratori e datori di lavoro.

Il Centro Storico già colpito dai varchi che ne proibiscono l’accesso soffre per la mancanza dei clienti fidelizzati che non possono raggiungere i loro negozi preferiti. Anche in questo caso la nostra Associazione ha ripetutamente richiesto l’apertura dei varchi e finalmente la Sindaca Raggi avrebbe deciso di tenerli aperti fino al 31/12/2020.

Dando la possibilità di entrare in centro si potrebbe incrementare il Take Away visto che attualmente le piattaforme private che fanno il servizio di delivery prendono il 30% del costo della spesa; cosa totalmente antieconomica che non consente ai ristoranti di lavorare. Per quanto riguarda la promozione della vendita d’asporto bisogna regolamentare le file fuori dai ristoranti, così da evitare assembramenti ed imporre l’uso di mascherine nel fare la fila.

La diminuzione dei tavoli per il rispetto delle distanze di sicurezza deve essere in parte compensata autorizzando l’occupazione di suolo pubblico con nuove richieste e aumentando quelle già in essere. Queste richieste devono essere snellite diminuendo i lunghi tempi delle pratiche burocratiche con il silenzio assenso. Inoltre l’occupazione di suolo pubblico va prevista anche sulle zone tariffate quando le misure del marciapiede non lo consentono.

Inoltre, c’è il grande problema riguardante gli affitti. Molti nostri soci hanno richiesto ai locatari la diminuzione del canone ricevendo un netto rifiuto. Anche in questo caso deve intervenire fermamente il Governo con contributi a sostegno degli affittuari, così come tasse e imposte (comunali e regionali) e utenze private devono essere sospese fino al 31/12/2020. Non si pagano tasse con le serrande abbassate e quindi senza alcuna entrata!Inutile ripeterlo: ci vuole una forte iniezione di contributi a fondo perduto, poiché i finanziamenti privati, qualora fossero accessibili, dovranno comunque essere rimborsati e le pratiche con le banche sembrano essere molto difficili.

Ultimo pratico ma fondamentale problema da risolvere è quello della sanificazione dei posti di lavoro e della necessità di uniformare i protocolli HACCP: bisogna dotare i lavoratori del settore di mascherine, guanti e quanto necessario per limitare al massimo il contagio sul posto di lavoro e nel contatto col cliente. 
Bisogna anche avere un decalogo di regole chiare riguardo ai comportamenti igienici da seguire, sia per la somministrazione di alimenti (cosa fare con posate, piatti, strumenti delle cucine dei ristoranti) , che per la categoria di negozi di abbigliamento, dove ad esempio non si è ancora compreso come far acquistare i capi senza provarli o cosa fare una volta che gli articoli sono stati toccati o indossati dal cliente.

Molte domande alle quali avremmo bisogno di chiare risposte per far si che i pochi commercianti che vogliano riaprire dal mese di maggio, possano farlo in sicurezza.


Enrico Corcos

 

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