“Non servono interventi tampone. Le attività commerciali a Roma, e soprattutto l’artigianato, sono in seria difficoltà  e il Comune dovrebbe aprire gli occhi, salvaguardando l’esistente”.
Così il presidente dell’associazione Botteghe Romane, Enrico Corcos, è intervenuto nel dibattito aperto sollevato dalla proposta dell’assessorato ai Servizi Sociali di Roma Capitale di proporre un contributo di 5000 euro ai rom che vogliano aprire un’attività di lavoro.
“Sia chiaro – continua Corcos: capisco che un piano di inclusione sociale sia finalizzato all’integrazione ma se Roma Capitale si ostina a lavorare a compartimenti stagni, senza avere una visione d’insieme della città e un piano strategico per tutti i suoi settori, i 5000 euro ai rom volenterosi non hanno alcun senso. Andrebbero soltanto a congestionare una situazione già delicata. Gli esercenti storici non riescono più ad andare avanti, gli artigiani sono al collasso… Serve un progetto efficace per rilanciare l’esistente. Altrimenti il tentativo di inclusione si rivelerebbe una beffa e determinerebbe nuova discriminazione, armando gli uni contro gli altri in una guerra tra persone che vivono situazioni di disagio”.
“In questo senso – aggiunge Corcos – ha ragione il nostro associato Cecchini quando parla di intervento assistenzialista. Cosa dovremmo aggiungere, invece, sulla situazione dell’altro nostro associato, Sergio Zoppo? Lui che a Roma è un’istituzione non ha mai ricevuto nulla dalle varie amministrazioni e rischia di chiudere senza poter tramandare le attività ai giovani. Penso allora che i contributi dell’Assessorato ai Servizi Sociali sarebbero più utili per creare nuove generazioni di artigiani, attraverso la formazione professionale sul campo”.

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