CONSENSO pressoché unanime in Assemblea Capitolina per la realizzazione di un piano di valorizzazione di ristoranti, trattorie, enoteche e osterie romane, che coinvolge come protagonisti le ricette della Tradizione dela Cucina Romanesca e i prodotti tipici della Regione Lazio. Questo il tema della mozione approvata in Assemblea Capitolina lo scorso 11 agosto, promossa dall’Associazione Botteghe Romane guidata Da Enrico Corcos.

La tradizione culinaria romanesca mette d’accordo tutti.

E’ fondamentale in questo momento storico offrire un valido sostegno a questo settore della Capitale e, più in generale, ai comparti turistico, culturale e commerciale che insieme costituiscono il motore economico della cittàI sostegni elargiti finora ai ristoratori romani sono stati un mero palliativo temporaneo, incapace di risolvere i problemi economici strutturali generati dalla pandemia. Occorrono azioni di rilancio forte del settore, che ha tutte le carte in regola per tornare al successo di un tempo.

Sono queste infatti le grandi macro-aree su cui si focalizza il nostro progetto, che sarà esportato verso America, Asia, Europa e Oceania per attrarre un turismo di qualità. Dopo l’approvazione del provvedimento, si avvia la preparazione di un piano di rilancio delle osterie romane e della cucina romanesca che chiede, infatti, di dare mandato ai dipartimenti Sviluppo Economico, Turismo, Formazione e Comunicazione, permettendo ai ristoratori della Capitale di riconoscere e sviluppare il progetto ‘La Tradizione della Cucina Romanesca’.

Il nostro percorso sensoriale assume una dimensione di grande valore storico-culturale, raccontando i nostri luoghi unici al mondo attraverso le esperienze offerte dalle tipiche ricette della cucina romana. Dobbiamo rilanciare la ‘leggenda’ delle tradizioni di Roma Caput Mundi e soprattutto salvaguardare e proteggere le consuetudini di una secolare gastronomia locale.

L’Associazione Botteghe Romane vuol essere uno strumento importante per offrire un valido sostegno alla ristorazione della Capitale e, più in generale, al comparto turistico, grazie al forte richiamo di un flusso incoming di qualità, nazionale e internazionale. Per risanare la situazione attuale bisogna rimettere in moto la grande macchina dell’hospitality romana

Promuovere le osterie, locali iconici della cucina romanesca, sia in Italia che all’estero ci fa raggiungere molti obiettivi, a cominciare dalla valorizzazione dei nostri prodotti tipici. A questo si aggiunge un valore di identità storico-culturale, che permette al turista di assaporare cibi unici con la caratteristica di raccontare la storia di un luogo unico nel mondo: Roma. E, quindi, è fondamentale creare itinerari turistici ad hoc, capaci di valorizzare la storia e i luoghi simbolo di Roma, ma anche del Lazio.

 

 

Osterie romane e cucina romanesca, tra gusto e storia

Una cucina antica, quella romana, nata da un editto molto particolare. “La cucina romanesca nacque ufficialmente nel 1831, quando Papa Leone XII impose con un suo editto che nelle osterie dove allora si serviva soltanto vino, venissero offerte anche delle pietanze”

A fine ‘800, le osterie romane erano circa 600. Si trattava di locali che riunivano le famiglie e gli amici, espressione di un modo di vivere conviviale, dove il vino e la cucina erano protagonisti indiscussi. Dalla loro attività nel corso del tempo si è sviluppata una tradizione semplice, ma importante della cultura enogastronomica.

Nasce così la cultura della cucina romanesca con i suoi piatti storici.
Una tradizione che affonda le proprie radici nel valore degli ingredienti tipici regionali: dalla Ciociaria, piuttosto che nel reatino, o dall’alto Lazio fino alle delizie dell’agro pontino, e soprattutto la sapiente semplicità della preparazione. Una cucina fatta di materie prime legate alle attività locali di pastorizia e agricoltura, che oggi più che mai Roma vuole e deve valorizzare, anche nell’ottica del turismo enogastronomico contemporaneo.

Incentivare le iniziative di promozione della cucina di Roma, del resto, ha un grande valore dal punto di vista sia socio-culturale che economico. E‘ un invito a tutelare, mantenere e valorizzare le attività produttive della Capitale attraverso la collaborazione costante tra istituzioni pubbliche e imprenditoria privata, passando per l’organizzazione continua di eventi informativi e promozionali per rendere grande e glorioso il futuro delle Botteghe Romane.

Cucina povera per la ricchezza di Roma

Quanti a Roma, o nel mondo, conoscono, ad esempio, la storia del carciofo alla giudia? O quella della pasta all’amatriciana? Ecco che il nostro percorso sensoriale assume quindi una dimensione storica, raccontando la cultura dei nostri luoghi attraverso l’ottimo cibo che le nostre osterie romane sanno offrire.

Una cucina senza grandi invenzioni o elaborazioni, fatta di ricette “povere”, basate soprattutto sull’utilizzo dei prodotti dell’orto e della pastorizia, quella che oggi potremmo definire “cucina a km 0”. Dall’orto il popolo ricavava la maggior parte degli ingredienti per le proprie ricette, tra cui spiccano i famosissimi carciofi, le fave e la lattuga. La pastorizia offriva invece alimenti proteici ricchi di gusto, quali il pecorino, la ricotta e “l’abbacchio”. Il tutto veniva completato dall’uso frequente dello strutto, accompagnato da tutti gli altri grassi ottenuti dal maiale, come la pancetta, il lardo, il guanciale, che sono oggi alla base dei piatti più tipici e immortali delle ricette della tradizione. Oggi li affianca l’olio extra vergine di oliva, grande patrimonio dell’agricoltura del Lazio, che ha ottenuto la denominazione di origine protetta DOP.

Una cucina povera, essenziale, che “no butta via niente”, riuscendo a fare del “quinto quarto” (un tempo, gli scarti del macello) una pietra miliare della propria tradizione gastronomica, con particolarità come la pajata, la coratella d’abbacchio, la coda alla vaccinara. Sono numerose le ricette ufficiali della cucina romanesca, tramandate di generazione in generazione, che restano impresse da più di due secoli nella tradizione culturale e culinaria della città. Basti pensare ai condimenti per la pasta più rappresentativi, come l’Amatriciana, la Carbonara o la Gricia, che fanno del maiale l’ingrediente principale.

Oggi questa memoria sopravvive grazie alle numerose osterie romane, dove ancora si tramandano generosamente i sapori della tradizione, che andrebbero altrimenti perduti. Una grande ricchezza per il territorio, che necessita di essere protetta e rilanciata a vantaggio dell’intero sistema Paese. Quella romanesca è una cucina tanto povera quanto invece è GRANDE la ricchezza di Roma.