Siamo in un periodo di grande confusione politica.
Alzare i toni per parlare alla pancia degli italiani appare l’unico modo che l’attuale dirigenza di tutti i partiti sembra trovare possibile per comunicare. Eppure c’è qualcosa di perverso in questo modo di ragionare; qualcosa che, da persona che ha attraversato diversi decenni di cambiamenti del nostro Paese, mi permetto di sottolineare. Nei giorni scorsi, l’evocazione delle leggi razziali promulgate dal governo fascista 80 anni fa è stata spesso strumentalizzata dalle varie parti politiche, che l’hanno usata come una mannaia, le une contro le altre armate.
Può la richiesta di un censimento essere letta come una discriminazione razziale?
La risposta potrebbe non essere così semplice. Per una sinistra pronta a rispondere sì, c’è una destra decisa a ribattere che tutti gli italiani sono sottoposti, per legge, al censimento.
Chi ha ragione? Trovo che al piano della narrazione sia mancato, del tutto, il buon senso. Per fortuna ci ha pensato la scuola, con un’ottima traccia per il tema di italiano, a indicare la strada più giusta. Scegliere il romanzo di Bassani, per far esprimere i giovani, ha significato prendere in considerazione tutte le conseguenze che un terribile momento storico ha comportato per tante famiglie di italiani e di romani.
Nello specifico, vorrei ricordare come la promulgazione delle leggi razziali abbia inciso sul commercio romano, mettendo alla gogna numerose botteghe artigiane, obbligate a dichiarare la propria religione per poi essere messe al bando dalla morale dominante. Richiamare le leggi razziali significa riaprire una piaga che non si è ancora rimarginata, che ha provocato ferite profonde nella Comunità Ebraica Romana e che ha portato alla chiusura di tante botteghe artigiane, cacciate dalla propria città che contribuivano a far crescere.
Anche mio padre ha subìto l’onta dell’emarginazione, costretto a chiudere lo stabilimento di produzione olearia e a dichiarare la propria appartenenza a un popolo considerato negletto.Oggi, quando sento parlare a sproposito i politicanti di turno, il mio pensiero va ai giovani che, fortunatamente, non hanno vissuto quel periodo buio e disumano, che per strada non hanno mai dovuto vedere le orrende uniformi nere con il teschio sul berretto delle SS tedesche. La Giornata della Memoria deve restare un momento importante nella vita dei nostri ragazzi.

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