Davide BordoniIncontro con il Consigliere capitolino, Capogruppo Consiliare Forza Italia Davide Bordoni

A suo parere, qual è lo stato del commercio romano in questo momento?
Il settore del commercio capitolino è senza dubbio in una situazione preoccupante. Basta fare un giro per le strade di Roma, per le vie del centro storico, da Campo dè Fiori a Trastevere, dove le botteghe degli artigiani e i negozi caratteristici sono stati soppiantati da negozi di souvenir, mini market, o negozi che durano il tempo di una stagione e poi chiudono. Oltretutto con il turismo low cost l’economia è decisamente cambiata. Vacanzieri che affollano i monumenti che sono gratuiti, mangiano un panino o una pizza la sera e tornano a casa con un piccolo souvenir. C’è un evidente calo della vendita al dettaglio anche a causa degli e-commerce online: comprando su internet le piccole attività e il commercio su strada ne risentono molto.

La Raggi ha iniziato ad applicare il nuovo regolamento del Commercio Ambulante, dando di fatto seguito alla direttiva Bolkenstein. Gli ambulanti sono in rivolta. Lei che è stato assessore a Roma per 5 anni cosa ne pensa?
Come ho sempre sostenuto più volte in Assemblea capitolina, il nuovo regolamento che disciplina il commercio su Area pubblica è totalmente sbagliato, e sbagliato è il modo in cui è stato imposto: senza dialogo con le forze politiche né con gli ambulanti stessi, deciso unicamente dal Movimento 5 Stelle e applicato ex ante. Sono mesi che gli ambulanti protestano contro una delocalizzazione che dalla maggioranza viene fatta passare come decoro urbano, mentre per la categoria rappresenta una enorme penalizzazione. Se ci fosse stato un confronto preventivo non si sarebbe arrivati a questo punto, ma i 5 Stelle non hanno nessuna intenzione di dialogare con nessuno e portano avanti decisioni totalmente sbagliate e la delibera sul commercio su area pubblica ne è l’esempio.

Il Commissario di Confcommercio, Renato Borghi, ha indicato come priorità, ai candidati alla presidenza della Regione Lazio, la revisione del Testo Unico del Commercio, fermo al 1999, principalmente per garantire il pluralismo distributivo e il sostegno a botteghe storiche e negozi di prossimità. E’ d’accordo?
Certo che sono d’accordo. Ma come ho già detto se non c’è un impulso da parte della Regione, che ha le competenze maggiori in materia legislativa, tutto rimane com’è. Le problematiche di carattere burocratico appesantiscono le imprese privandole del vigore amministrativo utile alla produttività, sono gli stessi rappresentanti del settore che lo chiedono. Ci deve essere un’azione sinergica tra Regione e Comune altrimenti continueremo ad assistere a dichiarazioni sterili che non hanno un riscontro effettivo.

Quando è stato Assessore ha tentato di fare qualcosa di utile col Piano del Commercio, ma serviva appunto una regolamentazione paritaria in Regione. A che punto siamo?
In Regione le grandi promesse di Zingaretti sul Piano del Commercio sono rimaste tali. Il Testo Unico del Commercio approvato con DGR n.531 del 5 Agosto nel 2014 è ancora fermo presso il Consiglio Regionale per la definitiva approvazione. Dopo questo passaggio si sono perse le tracce. Le maggiori competenze legislative in materia di commercio sono in capo alle regioni, per cui attualmente siamo fermi al regolamento regionale del 1999. A Lei le conclusioni!

L’artigianato a Roma sta scomparendo, così come le Scuole d’Arte e dei Mestieri comunali che, dopo di lei, non sono state valorizzate. Perché? Quali sono i piani dei 5 Stelle in questo senso, lei l’ha capito?
Nei confronti delle Scuole d’Arte e Mestieri la maggioranza che governa Roma non sta facendo nulla, anzi sta distruggendo il lavoro che ho portato avanti per anni. Per mesi, o meglio da settembre, i docenti delle scuole e gli alunni si lamentano dell’inerzia dell’amministrazione che non ha saputo organizzarsi nei tempi previsti o comunque secondo una logica programmatica in modo che le lezioni iniziassero in maniera regolare e ci fosse già un corpo docenti completo. Non ci sono piani di sviluppo da parte dei 5 Stelle nei confronti delle Scuole di Arti e Mestiere. Al contrario, come abbiamo visto fino ad ora, ci sono stati solo enormi rallentamenti e silenzio.

Innovazione digitale per le piccole e medie imprese. Come aiutarle a mantenere il passo coi tempi e combattere la crisi?
Investimenti e semplificazione. Bisogna partire da qui. Il nostro sistema industriale è basato su una filiera di piccole e medie imprese (un sistema differente dal resto del mondo, tipicamente italiano) che da molti anni a questa parte stanno attraversando un periodo molto difficile, molte purtroppo hanno addirittura chiuso a causa dei problemi economici e una tassazione molto severa che le rende meno competitive nel panorama internazionale. L’innovazione digitale è sicuramente importante per digerire la globalizzazione e la concorrenza che è sempre più agguerrita, ma dall’atra parte si deve investire in infrastrutture che rendano possibile una digitalizzazione veloce. Noi siamo ancora indietro su questo punto e manca una politica tecnologica che uniformi la rete nazionale. Per arrivare ad avere innovazione digitale bisogna avere gli strumenti per poterla attuare.

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