Tra i romani sono popolari sei antiche statue cittadine, tutte situate in vari punti del centro storico. Queste statue, tra cui la più famosa è forse quella di “Pasquino”, sono conosciute come “le statue parlanti”. In epoche remote, infatti, quando libertà di espressione e democrazia erano idee completamente assenti dai valori condivisi, queste statue “raccontavano”  l’opinione della gente. Su di loro infatti venivano esposte frequentemente scritte  sferzanti e componimenti satirici. Tanta critica e ironia erano dirette allora ai governanti del tempo in forma rigorosamente anonima. Noi di Botteghe Romane pensiamo che oggi queste statue vogliano tornare a parlare. Perché? Lo raccontiamo nel testo che segue.

 

la bocca della verita

I Pasquini voce del popolo

Roma, anno MMXXII ovvero 2022. Nella capitale e in tutta Italia il degrado politico, sociale e naturale ha raggiunto il massimo livello.

Il popolo è stanco e demoralizzato, non ha più voce e anche quando ha la possibilità di farsi sentire resta inerme. I seggi elettorali sono deserti, assidue voci parlano di una prossima caduta della democrazia, il malcontento è tangibile. Ecco quindi che in questo clima di desolazione decidono di scendere in campo gli antichi messaggeri romani. Sono i Pasquini, quelli a cui al tempo delle angherie papaline veniva affidato il malcontento del popolo. Il tempo dei bigliettini infilati nelle fessure è passato da un pezzo. Sfidando così ogni anacronismo questi antichi portavoce si affidano alle nuove tecnologie. Vedremo quindi i Pasquini inoltrarsi nel mondo dei new media pur di ridare voce ad un popolo stanco, malato e oppresso.

Chi sono i Pasquini? Sono l’espressione dell’anima romana, i detentori di una satira irriverente verso le angherie dei potenti. Rappresentano da tempi remoti la voce di quelli a cui la parola non è concessa. Una prassi quella dei Pasquini che, durante l’epoca dell’egemonia pontificia, diede origine all’espressione “pasquinata”. Questa parola è diventata il nome che indica ogni  epigramma di critica ad intonazione popolaresca.

Ecco quindi che le antiche statue romane si animano per raccontare il nostro tempo, e lo fanno adeguandosi ai nuovi mezzi. Le difficoltà sono tante perché, abituati ai bigliettini in versi, dovranno confrontarsi con i talk show e con i canali YouTube. Bisognerà che imparino a twittare e a gestire una pagina instagram. Anche la lingua sarà un limite per loro: soliti al romanesco o alle loro lingue d’origine, il latino e il greco antico, dovranno fare i conti con arabo e cinese… eh sì, solo gli stranieri ormai se li filano.

I personaggi

MADAMA LUCREZIA – Per tutti La Lucre, bravissima a decifrare “e zozzerie”, come le chiama lei, che puntualmente le infilano nelle fessure, si cimenta in svariati corsi di lingue. Ha anche contattato un avvocato per tutelare la sua immagine e per denunciare le molestie che da anni subisce.

PASQUINO – Il leader del gruppo è a capo di un sindacato che  porta il suo nome e che cerca di tutelare i disabili. Da una vita  in attesa della pensione di accompagnamento fa parte  anche dell’associazione mutilati e si batte per i diritti di  quest’ultimi partecipando attivamente a dibattiti televisivi.  Naturalmente Carta Bianca è il suo preferito.

Il FACCHINO – Per gli amici Luter, data la sua somiglianza con  Martin Lutero. Lui è un rider sempre alle prese con le buche e il traffico di Roma. Il suo sogno nel cassetto è quello di diventare talmente ricco da comprarsi la Società Ferrarelle: pare che sia un retaggio di vite passate.

IL BABBIONE – Da lui si levano le lamentele più accorate. Considerato un “diverso” perché di brutto aspetto ed extracomunitario (gli è pure giunta voce che lo chiamino Il Sileno). Sta frequentando tutti i circoli degli alcolisti anonimi romani di cui si fa anche promotore. Quando non è sobrio, quindi spesso, legge mano e tarocchi, cosa che per altro gli riesce bene.

MARFORIO – Avvocato con un particolare sguardo su problematiche demaniali è l’azzeccagarbugli della compagnia. Vivendo vicino al Campidoglio è informato su tutto quello che accade ai “piani alti”.

L’ABATE LUIGI – Il più moderato del gruppo  soffre di terribili mal  di testa (fu decapitato negli anni sessanta). Prevosto di Sant’Andrea della Valle e padre spirituale e fan di una certa Floria Tosca, una donna di spettacolo, momentaneamente rinchiusa nel carcere di Rebibbia perché pare abbia ucciso un alto funzionario della polizia locale. Il prelato è spesso ospite di talk show ed è in procinto di partire per l’Isola dei famosi in quanto fermento sostenitore di un comitato Me Too.

Le vicende dei personaggi si intrecciano con quelle dei comuni mortali di cui hanno preso le sembianze e sono portavoce.

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