Il timo comune – noto con il nome scientifico di Thymus vulgaris – è una pianta appartenente alla famiglia delle Lamiaceae (o Labiateae) ed è molto diffusa in tutta Italia. Il timo ha un comportamento cespuglioso e fusti ramificati che tendono a diventare lignei dopo 4 o 5 anni. Lo stesso apparato radicale è di tipo legnoso. Le foglie del timo comune sono punteggiate, hanno il margine arrotondato e sono di colore grigio-verde, tendente al chiaro nella pagina inferiore. Dalle foglie di timo si estrae il suo olio essenziale. L’odore è forte e molto aromatico; il sapore è leggermente piccante. La raccolta avviene quando il timo è nel pieno della sua fioritura, se lo scopo è quello di destinare il timo alla distillazione; la falciatura si deve eseguire ad una altezza di 5 – 10 centimetri dal terreno, in modo da estrarre più olio essenziale possibile dalle foglie basali.

Per la procedura di essiccazione invece si sistemano i rami all’ombra, sopra a fogli, in un luogo dotato di una buona aerazione. La collocazione sui fogli permette di raccogliere le parti che si distaccano. Il timo fiorisce nei mesi tra giugno e settembre e i suoi fiori sono di colore rosso violetto; la loro caratteristica è raggrupparsi in spighe vicino alle foglie. 

Questa pianta cresce in maniera spontanea in tutto il Mediterraneo fino ai 1500 metri di altitudine, soprattutto in terreni di tipo calcareo e ben drenati. I Paesi in cui è coltivata sono la Spagna, la Francia, il Portogallo e gli Usa; la migliore resa produttiva è al terzo anno di impianto, mentre dai cinque anni tende a lignificare.

La curiosità: un nome per ogni dialetto

Una curiosità sul timo è da rilevare proprio sul nome: si tratta infatti di una pianta nota in molte regioni con un nome diverso per ogni dialetto. Ecco alcuni esempi. In Liguria è noto come tummu e tumetti, in Piemonte come timi, in Lombardia come timm o erba salterella. Nomi diversi anche nelle isole: in Sardegna è nota come tumbu o arrigamu; in Sicilia si chiama tumineddu o timu. In Umbria, amorino. A Roma non ci sono variazioni: il timo è timo.

L’uso del timo: dalle magie d’amore all’uso erboristico

Considerata dai romani una pianta sacra, il timo sin dall’antichità è stato molto apprezzato per le sue proprietà. Il suo fumo era usato nei riti cerimoniali perché considerato disinfettante; le famiglie romane inoltre lo cospargevano sui pavimenti per profumare la stanza durante i loro banchetti. Il timo era anche usato per i riti magici: insieme al miele e al vino, per eseguire fatture d’amore.

Ancora oggi il timo è usato per la sua essenza profumata, ma anche come rimedio naturale contro le infezioni delle vie respiratorie responsabili di tosse e raffreddore; nonché contro disturbi digestivi e fermentazioni intestinali.
Molto ricercato dalle api, il timo era inoltre considerato quasi miracoloso per la sua capacità di aiutarle nella produzione del miele. Le api infatti nell’antichità erano simbolo della primigenia della natura e dell’indipendenza dall’uomo per la loro gerarchia di lavoro completamente al femminile.

Per i greci, invece, il timo era simbolo di vitalità (da thumos, soffio vitale). Il mito narra che il timo sia originato dalle lacrime di Arianna abbandonata da Teseo. Il suo pianto aveva attratto il dio Dioniso, che la sposò e la portò con sé sul monte Olimpo.

Spaghetti al pomodorino fresco, timo e basilico

Una ricetta gustosa in cui si può usare il timo è quella degli spaghetti al pomodorino fresco aromatizzati con timo e basilico, e qualche foglietta di rosmarino. Un piatto veloce e saporitissimo, nella migliore tradizione della dieta mediterranea.

Quando si prevede di preparare questo piatto, l’unica accortezza è di giocare un po’ di anticipo, realizzando l’intingolo di timo e basilico il giorno prima oppure con un anticipo di 2-3 ore se la decisione avviene in giornata. L’intingolo si completa con il rosmarino, il tutto ricoperto di ottimo olio extravergine di oliva. In questo modo si otterrà il migliore condimento aromatizzato a queste erbe.

In una dose per quattro persone, far soffriggere due cucchiai da tavola di pan grattato in padella, con 3 spicchi d’aglio ed olio evo, una spruzzata di aceto, un pizzico di zucchero ed un pizzico di sale fino ad ottenere un composto croccante. Rimuovere l’aglio usato e nella padella pulita versare un fondo di olio abbondante, farlo scaldare e soffriggere un nuovo spicchio d’aglio. Aggiungere il pomodorino fresco tagliato a spicchi. Nel frattempo lessare gli spaghetti molto al dente e terminare la cottura facendoli saltare nella padella con il fondo d’olio. Infine aggiungere il composto di pan grattato per dare il giusto tono di croccantezza.

 

wvtag('wordpress', true);