Enrico Corcos, presidente dell’Associazione Botteghe Romane, intervista Rino Barillari, il “re dei paparazzi” in Piazza Farnese. Lo presenta: “Rino Barillari è l’obiettivo di Roma, sa tutto della dolce vita degli ultimi anni. Ha ripreso attori e personaggi importantissimi… e ha preso pure un sacco di botte”. Scherza Corcos, lasciando la parola al noto fotografo.

“Sono un tipo obiettivo – dice Barillari – di una città meravigliosa che secondo me era la cartolina dell’Italia e che però oggi è una cartolina sbiadita… Un luogo che non bisogna distruggere”.

“Quante macchinette fotografiche ti hanno rotto negli anni?” – continua Corcos.

“Almeno 7-8, ma c’è stata anche l’Italia che ha pianto, il momento del terrorismo, i fatti di cronaca internazionali: ricordiamo Valle Giulia, San Paolo; è chiaro che si rischiava. Io lavoravo per il giornale “Il Tempo” – ricorda Barillari – è chiaro che quelli che stavano in piazza sapevano benissimo che quelle foto sarebbero andate a finire su quel giornale. L’unico modo era spaccare la macchina fotografica e non avere quelle immagini, perché io facevo le foto che la polizia menava ai manifestanti”.

Una professione, quella di fotografo, iniziata da giovanissimo per Barillari.

“Ho iniziato a 14 anni, nel ‘59. Guardavo come facevano gli scattini a Fontana di Trevi e con i soldi che buttavano i turisti dai pullman in movimento ho sbarcato parecchi lunari. Mezzo dollaro qua, mezzo dollaro là, ecco che un tramezzino era sicuro”.

Anche gli anni Settanta tra gli scatti di lavoro: “tra i sequestri di persona, il primo caso fu Getty; poi Bulgari”. Corcos: “Lo ricordo bene. Una mia amica aveva contatti con lui durante il sequestro”.

Tra locali e amicizie man mano è diventato il re dei paparazzi, soprannome che è rimasto. Un aneddoto: “In Via dei Condotti si incontrava Costantino di Grecia, con la moglie Anna Maria, facevano shopping. Una volta c’era stato un incidente, lui si è fermato, ha preso il ragazzo e l’ha portato in ospedale. Costantino è stato favoloso”.

“Hai mai pensato di scrivere un libro?” – chiede Corcos.

“Per me essere fotografo è un lavoro, ma ho rispetto verso i personaggi; loro sono come miei parenti, mi danno le emozioni in un momento in cui le macchine fotografiche stanno veramente sparendo. Stanno ritoccando tutto: è il fallimento di una professione. Allora a quel punto cammino con la macchina fotografica nascosta; se vedo un personaggio, la tiro fuori, scatto da lontano con il teleobiettivo e scappo. E quello con il telefonino può aspettare anni luce”.

La star americana Ava Gardner fu una delle più celebri attrici del panorama cinematografico degli anni ‘50 e ‘60. Anche lei finì negli scatti di Barillari. “Ava Gardner – ricorda il fotografo – nel 1964 a Roma si girava La Bibbia di John Huston. Una notte, grazie a un mio amico agente di pubblica sicurezza del commissariato di Castro Pretorio, venni a sapere che lei stava girando ubriaca in Via Sardegna. Oh my God! Divenni Speedy Gonzales e arrivai lì. Feci le foto, molto belle, e arrivai a piedi fino al grand hotel: quando ci salutammo mi diede un calcio che mi stese a terra lungo.

Un’altra volta – prosegue il fotografo nella carrellata di ricordi – il dolce Lawrence d’Arabia Peeter O’Toole esce da un locale di Via Veneto con una attrice inglese, non era la moglie. Scandalo. Riuscii a non farmi prendere la macchinetta, ma poi mi dovettero mettere 4 punti sull’orecchio in ospedale. Ero minorenne e dal commissariato chiamarono mio padre, che mi fece un gran cazziatone: tutte le notti mi chiamano dalla polizia, è ora di finirla con questo lavoro! Il mese dopo mio padre fu risarcito e mi disse: no no, continua a farlo questo lavoro”.

PARTE I

PARTE II

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