Giuseppe MoschittaIntervista al dirigente del Commissariato di via Petrarca Giuseppe Moschitta

“Nel nostro lavoro è fondamentale il rapporto con l’utenza, esplicitato nell’art. 24 dell’Ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza che recita che ‘la Polizia di Stato esercita le proprie funzioni al servizio delle istituzioni democratiche e dei cittadini sollecitandone la collaborazione’.

Giuseppe Moschitta, dirigente del Commissariato Esquilino-Monti, è una persona schietta e operativa. Il suo arrivo in via Petrarca nel 2017 non è passato inosservato perché è subito entrato in sintonia con il rione, dove è diventato un punto di riferimento per residenti e commercianti.

“Credo che il lavoro di squadra sia fondamentale per migliorare la sicurezza del territorio – spiega; con Carabinieri, Polizia Locale di Roma Capitale e Guardia di Finanza c’è una grande sintonia, così come con il soggetto gestore del Nuovo Mercato Esquilino. I cittadini sono decisivi quando ci informano sulle situazioni che magari a noi possono sfuggire, diventano un ulteriore ‘occhio’ vigile nella zona. Ho attivato un dialogo costante con il rione, rendendomi sempre reperibile, anche attraverso i canali social, per far capire che la polizia c’è, è presente, e continuerà ad essere di aiuto per risolvere le problematiche che si presentano quotidianamente”.

Ritiene che l’Esquilino sia più pericoloso di altri quartieri?
Francamente no ma ha sicuramente una reputazione peggiore perché, per un motivo o per un altro, finiscono per avere notizia soltanto i suoi elementi negativi. In altri quartieri di Roma si verificano gli stessi fenomeni di bivacco che generano l’azione della micro criminalità ma hanno meno risonanza e l’esasperazione dei cittadini è minore. Qui all’Esquilino è tutto potenziato e il rione si è beccato la maglia nera dell’insicurezza.

Sta dicendo che il problema è esteso a tutta la città e assume rilevanza nazionale?
Roma, da grande città dell’accoglienza, ha problemi legati all’arrivo di flussi importanti di persone che pensano di trovare facile rifugio vivendo di espedienti e la mancanza di una politica europea comune, sulla disciplina dell’immigrazione, non ci aiuta. Quello che possiamo fare, come forze di polizia, è ottimizzare le risorse a disposizione e cercare di fare sempre meglio il nostro lavoro, consapevoli che sul profilo sanzionatorio il nostro potere è ridotto e, come diceva un mio grande maestro, “la sicurezza è una catena. Se un anello si interrompe, salta tutta”. Agli agenti di polizia è affidato l’ordine pubblico comunemente inteso, i controlli legati all’anti terrorismo – abbiamo uomini che presidiano le Basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano – ma anche altri servizi che rivestono un peso più burocratico.

Per meglio specificare ai nostri lettori?
Pratiche relative a passaporti, permessi di soggiorno, comunicazioni relative ai Bed & Breakfast. In questo ultimo caso effettuiamo controlli a tappeto che comportano spesso la chiusura dell’esercizio. A noi spetta il compito – anche in chiave anti terrorismo – di verificare le persone che alloggiano ed eventuali sovraffollamenti.

Che ci dice dei centri islamici della zona?
Li monitoriamo costantemente insieme alla Digos ma, malgrado il clamore mediatico che possono suscitare per cosa rappresentano nell’immaginario collettivo, mi preoccupano poco perché qui all’Esquilino fanno tutti capo alla comunità bengalese con la quale siamo riusciti ad instaurare un ottimo dialogo. Sarebbe bello se riuscissero a realizzare il mio sogno di recitare, nelle celebrazioni del venerdì, anche una preghiera in italiano. Lo considererei un bel segnale di apertura al territorio.

Come definirebbe il rapporto polizia-commercianti?
Direi molto buono. Sempre con la Comunità bengalese stiamo cercando di insistere sulla disciplina che devono seguire in maniera più accurata ma spesso, anche a causa di problemi di lingua, quello che capisce il titolare non è poi trasferito a soci o dipendenti. In questo caso c’è ancora molto lavoro da fare. Lo scorso anno mi sono fatto promotore del progetto “Vetro torna Indietro” che ha coinvolto gli esercenti situati nelle immediate adiacenze di Piazza Vittorio. L’obiettivo è quello di creare una rete di commercianti virtuosi che, attraverso una campagna di riutilizzo del vetro, contribuiscono in maniera attiva ad eliminare il fenomeno delle bottiglie abbandonate per le strade del rione, lavorando in collaborazione con Ama. Non considero concluso il progetto perché è su queste azioni che dobbiamo insistere per migliorare la vivibilità e il decoro dei quartieri che ne determinano poi la percezione di sicurezza.

E’ soddisfatto del rapporto polizia-cittadini?
Come dicevo prima, i residenti sono il nostro occhio vigile e aggiuntivo sul rione. Spesso utilizzo Facebook per essere costantemente informato sulle situazioni di pericolosità che segnalano e, quando non ho chiara una determinata situazione, intervengo in prima persona per capire dal diretto interessato l’origine del problema. La motivazione di un poliziotto va costruita giorno dopo giorno, per questo sono molto attento ad ascoltare il personale che ho a disposizione, spingendolo a fare sempre meglio il lavoro che siamo chiamati a svolgere e ad attivare un dialogo costante con i cittadini.

 

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