Catia CalisiIntervista al Funzionario di Polizia Locale di Roma Capitale, Capo reparto dell’Esquilino, Catia Calisi
33 anni di servizio, dal 2001 in forze all’Unità Organizzativa 1° Gruppo di Polizia Locale di Roma Capitale, Catia Calisi è oggi Funzionario Capo Reparto dell’Esquilino, sempre impegnata in prima linea nelle strade del rione insieme ai suoi agenti, 19 in tutto, compresa lei.
Il Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, ex Vigili Urbani poi Polizia Municipale, è infatti il primo a risentire della carenza di organico del Comune. In attesa che il piano di bilancio 2018 permetta l’assunzione di nuove unità, si stima che il Corpo stia operando con 3500 agenti in meno. Solo nel primo Gruppo, in sei anni, si è passati dalle 800 alle 550 persone operative, età media 55 anni, per il 50% donne. Troppo poche se pensiamo all’estensione del territorio cittadino e alle problematiche che rendono necessario l’intervento degli agenti di Polizia Locale.
Abbiamo raggiunto il Capo Reparto Calisi nella sede di via Vittorio Amedeo II dove ci ha illustrato il lavoro che svolge insieme alla sua squadra e spiegato le modalità operative.

Qual è, a suo avviso, il problema principale dell’Esquilino?
La percezione di insicurezza che si ha in maniera ormai costante, supportata dal fatto che nel rione stazionano parecchie persone senza fissa dimora che bivaccano in tutta la zona dediti all’alcool, attenzionati anche dal personale del nostro ufficio NAE e dalla sala operativa sociale. E nella zona, come in tutta la città, accadono reati legati alla microcriminalità.

Quali sono gli altri fattori che determinano la percezione di insicurezza?
Sicuramente la mancanza di illuminazione che può favorire uno spazio d’azione privilegiato per malintenzionati, non certo costituire un deterrente. Purtroppo la scelta di sostituire le vecchie lampadine dei lampioni per strada con luci calde a led non si è dimostrata particolarmente felice perché le nostre strade risultano sempre poco illuminate. In alcune, come via Conte Verde, la cifra costante è il buio. La situazione è resa ancor più grave dalla mancata potatura di alcuni rami che coprono le luci ma anchela segnaletica stradale, rendendo difficile la percorrenza delle strade del rione e dimostrandosi estremamente pericolosi, anche e soprattutto per i pedoni.

Sappiamo che avete attivato una collaborazione con Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri per il controllo del rione. Come procede?
L’intesa è ottima e lavoriamo in alternanza, per garantire un presidio costante. Siamo impegnati soprattutto nel contrasto dell’abusivismo, in particolare in viale Carlo Felice, via Ricasoli e via Principe Amedeo. La presenza di numerosi venditori abusivi è sotto gli occhi di tutti, con merci che molto probabilmente vengono recuperate dai cassonetti. Cerchiamo di essere sempre presenti ma spesso i sequestri che facciamo vengono vanificati dopo poche ore perché la merce abusiva torna sulle strade come se niente fosse. Una delle soluzioni, a mio avviso, sarebbe ricollocare nell’area dove si posizionano gli abusivi le rotazioni site sotto i portici di Piazza Vittorio Emanuele II e le due postazioni fisse sempre di Piazza Vittorio e Via dello Statuto. In questo modo gli abusivi non potrebbero più occupare quella porzione di spazio. Ci piacerebbe tornare ad avere Ama operativa H24 insieme a noi, come ai tempi in cui, in caso di sequestri, venivano in nostro ausilio con i propri mezzi per portarli in discarica. La logistica è fondamentale quando si tratta di portare via tanta roba dalle strade.

E poi c’è il Nuovo Mercato Esquilino, lì com’è la situazione?
187 box in una struttura del genere mi sono sempre sembrati un’esagerazione. Non ci sono parcheggi sia per gli operatori che per i clienti e gli autocarri che riforniscono gli esercenti non hanno spazi idonei per il carico e scarico delle merci. Ormai la maggioranza di titolari di autorizzazione amministrativa è di nazionalità straniera, specialmente del Bangladesh e le merci in vendita provengono dal mercato asiatico e mediorientale. Controlliamo i banchi tutti i giorni ma il personale non è mai abbastanza per verificare tutte quelle attività. Quando i miei agenti tornano al Comando senza sanzioni sono felice, perché è sintomo che stiamo riuscendo ad “educare” al rispetto delle normative vigenti. Purtroppo non capita molto spesso.

Com’è cambiato l’aspetto del rione, in tutti questi anni?
L’arrivo di cittadini di nazionalità cinese ha senza dubbio contribuito a cambiare molto la fisionomia dell’Esquilino che in molti continuano a chiamare la Chinatown di Roma. In realtà oggi come oggi la situazione è cambiata ancora e, a fronte dell’integrazione dei cinesi, ci troviamo ad affrontare emergenze legate ad altre nazionalità che hanno comunque abitudini alimentari e igieniche diverse da noi italiani. Il censimento dimostra che gli esercizi commerciali nostrani sono diminuiti, soprattutto le attività artigianali che erano l’anima del rione XV. Credo comunque che intervenire sulla percezione di sicurezza sia necessario per far tornare l’Esquilino ai suoi antichi splendori.

In qualità di associazione che ha come finalità il mantenimento e la tutela delle attività produttive romane e del rione, come possiamo essere un punto di riferimento per le istituzioni?
Tra cittadini e istituzioni deve esserci lo stesso rapporto di collaborazione che c’è tra le forze dell’ordine. Voi siete i nostri occhi e noi la mano operativa. Le attività commerciali del rione si sono trasformate nel corso degli anni, molte hanno bisogno di maggiore tutela, ed è giusto dare loro la necessaria assistenza e visibilità Per questo il lavoro dell’Associazione Botteghe Romane è lodevole e, per quanto di nostra competenza, ci troverà sempre collaborativi.

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