L’ulivo o olivo è una pianta da frutto che scientificamente è nota come Olea Europaea, che appartiene alla famiglia delle Oleaceae.

L’alberello di ulivo è un sempreverde, può crescere molto e vivere molti anni, diventando un vero e proprio monumento di bellezza e regalità pur non raggiungendo dimensioni mastodontiche. Una pianta di ulivo può vivere anche centinaia di anni. Le foglie di ulivo hanno una forma lanceolata, sono verdi e sono molto piccole. Il frutto dell’ulivo è l’oliva, piccola e leggera, dalla cui polpa si può ricavare l’olio più pregiato. L’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti che più nel mondo si invidia all’Italia, che ne è uno dei maggiori produttori a livello globale.

L’olio di oliva è ricco di grassi monoinsaturi e di acido oleico; ha proprietà lassative, antidolorifiche ed è efficace contro le ulcere gastriche. Per essere correttamente conservato, deve essere tenuto al riparo dall’esposizione diretta alla luce del sole e tenuto preferibilmente in contenitori di vetro.

L’ulivo nell’antica Grecia e a Roma

L’ulivo fu una pianta altamente apprezzata sia dagli antichi greci che dai romani. I primi lo consideravano una pianta sacra e ne facevano corone per i vincitori delle Olimpiadi. All’epoca dei greci l’olivo non era ancora un albero coltivato, ma cresceva spontaneamente come oleastro

I romani cingevano le teste di corone di rami di ulivo intrecciati i propri uomini illustri e fu grazie a loro che l’olivo iniziò ad essere una pianta coltivata, ed in particolare nel Foro della Roma Repubblicana, insieme alle altre piante sacre romane.

Di come l’ulivo arrivò a Roma fu Plinio il Vecchio a raccontare: in base alle sue parole, l’ulivo arrivò a Roma nel 581 aC durante il regno di Tarquinio e si diffuse rapidamente in tutto il Paese. 

Le olive erano soggette a doppia spremitura: dalla prima si ricavava l’olio di prima qualità. Dai residui del frantoio si ricavava, invece, per esempio il combustibile per le lucerne delle case e dei templi. L’antica spremitura a freddo praticata dai romani, è arrivata fino ai giorni nostri. I romani amavano l’olio di oliva; non gradivano invece nella loro cucina il burro ed altri grassi derivati dagli animali.

Come ai giorni nostri, anche nell’antichità l’ulivo era simbolo di pace e di prosperità, ma anche di tenacia e di eternità. Questo proprio per la capacità dell’ulivo di rinascere continuamente: una volta potato, mette presto i nuovi rami, e questo aspetto veniva interpretato dagli antichi come sopravvivenza alla morte. Ecco perché i romani seppellivano i morti insieme ad un ramoscello d’ulivo ed omaggiavano i vincitori con una corona di ulivo, per invocare eternità e grandezza.

In cucina le olive nere alla romana

Le olive nere alla romana sono una ricetta facile e stuzzicante per il palato e per la fantasia della tavola. Possono essere usate sia come aperitivo e antipasto, sia come accompagnamento a salumi, formaggi, insalate, pizze e focacce. In 24 ore un piatto della tradizione eccellente.

Per farlo basta mezzo chilo di olive nere, da mettere in pentola con un litro d’acqua precedentemente portato ad un passo dall’ebollizione. Versare le olive nell’acqua ed attendere che il tutto si raffreddi. Poi scolare e aggiungere del sale; infine trasferire le olive in una teglia ed infornare a 140 gradi per 15 minuti. Intanto tagliare a pezzetti la metà di un arancio e di un limone, compresi di buccia; spremere il resto ed al succo aggiungere semi di finocchio; poi versare anche le olive e lasciar marinare per circa 12 ore.

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