Pedane e dehors, nell’occupazione del suolo pubblico, sono un vero e proprio punto di forza per Roma e i suoi salotti all’aperto, nonché ossigeno per le attività. Ma, assieme a regole e decoro, la loro presenza va prorogata almeno a tutto il 2022

Per il Comune, quella dell’occupazione del suolo pubblico da parte degli esercizi commerciali è una grana risolta anzi, in via di risoluzione. La Giunta Capitolina, infatti, riunitasi il 31 dicembre scorso, ha prorogato l’occupazione di suolo pubblico per chi somministra alimenti e bevande, bar e ristoranti, al 31 marzo 2022. In tal modo si è adeguata alla normativa nazionale in base alla legge di bilancio 2022, per la quale in quella data dovrebbe terminare lo stato di emergenza Covid-19 (da sottolineare il condizionale, perché come ben sappiamo e come è successo in passato, la pandemia può regalare qualche sorpresa non gradita). Secondo l’assessora alle attività produttive del Comune, Monica Lucarelli, si tratta di un modo per “dare certezze agli operatori. In questa fase transitoria, l’Amministrazione si adopererà per modificare l’attuale codice Ateco in modo tale da coniugare le esigenze degli esercenti, il rispetto del decoro e la vivibilità dei quartieri”.

La perplessità dei commercianti della ristorazione romana per l’occupazione del suolo pubblico

In tutto questo, c’è però una certa perplessità dal punto di vista dei commercianti. Le imminenti tasse per l’occupazione del suolo pubblico a Roma saranno un ulteriore gravoso balzello per quelle attività, e sono la maggioranza e soprattutto nel Centro storico, i cui incassi risultano molto lontani dai tempi precedenti l’arrivo del coronavirus. Il che si “traduce” così: ancora da pagare nonostante introiti ridotti all’osso. E gli incassi nel comparto ristorazione sono in buona parte dovuti alle concessioni di occupazione di suolo pubblico legate all’emergenza Covid, tanto che l’Associazione Botteghe Romane ne ha rilevato, tra il 2020 e il 2021, un incremento del 60% grazie soprattutto ai tavolini all’aperto, in ogni stagione. Ciò ha generato una ripartenza, anche se ancora leggera considerando il 2019. Rispetto a questo anno, infatti, si registra una flessione del 28% e addirittura del 45% nel segmento bar, in particolare relativo al consumo del caffè. Uno sgradevole risultato del resto davanti alla picchiata verso il basso del turismo non solo estero e del protrarsi del lavoro da remoto, con uffici e dunque locali abbastanza vuoti. Una vera e propria desertificazione della città e soprattutto nel Centro Storico (calcolata a meno 15% rispetto ad altri Municipi e quartieri della Capitale).

Ma un fatto è sicuro, e non lo negano i gestori dei diversi locali: tavoli e tavolini all’aperto “tirano”, non c’è che dire, persino in inverno. E allora? Bisogna, e le associazioni di categoria sono tutte d’accordo, “foraggiare” la ripresa in questo 2022, confermando ad esempio le occupazioni del suolo pubblico ancora, perché il Covid non è sconfitto. Nella prospettiva che si ritorni alla normalità con i turisti di nuovo in arrivo e gli impiegati/lavoratori di vario genere dentro bar e ristoranti. Cosa significa? Che gli apprezzati tavoli all’aperto devono continuare ad esistere almeno per tutto l’anno in corso. Una reale boccata di ossigeno, per evitare che sia messo a rischio il posto di lavoro di migliaia di persone con la chiusura di tante attività, particolarmente colpite dalla pandemia. 

occupazione suolo pubblico

Nuove regole a Roma per l’occupazione del suolo pubblico

Senza dimenticare di disegnare nuove regole affinché le autorizzazioni per sfruttare pedane e dehors siano in equilibrio con viabilità e movimento in senso lato nonché del decoro urbano. Perché, diciamocela tutta: i dehors sono un reale punto di forza di Roma. In quale altra città al mondo si possono trovare tanti salotti all’aperto in cui godere di un caffè o di una pietanza tipica, vicino e attorno a monumenti e vestigia che hanno fatto la storia dell’umanità? Però appunto servono indicazioni precise affinché la bellezza romana non sia deturpata. Come il discorso delle strutture che delimitano le aree di occupazione di suolo pubblico. Nel BLOG dell’Associazione Botteghe Romane, il presidente Enrico Corcos, dopo unintervista al socio Enrico Pierri del ristorante “Il San Lorenzo” e un’intervista al socio Angelo Giradi del ristorante Angelino ai Fori, aveva suggerito di creare spazi-giardini. Come? Usando, al posto di plastiche svolazzanti o strutture bruttissime, le classiche fioriere in stile romano, in cui lasciar crescere piante ed essenze tipiche delle nostre zone, come le palme, i gelsomini, il viburno lucido, il rosmarino, la maggiorana, mentuccia detta nepitella, aneto, alloro, timo,  borragine che come sanno gli intenditori è pure un elemento utilizzato per straordinarie ricette da leccarsi i baffi… anche chi non ce l’ha. Insomma riappropriarci delle nostre tradizioni, non solo culinarie, ma di qualsiasi elemento, come sono appunto le piante, per ritrovare la nostra identità di Romani. Ridefinire metodi e provvedimenti per dare ossigeno ai commercianti, dunque, ma pure per continuare a rendere sempre più bella la nostra amata città, persino nella scelta giusta e corretta dei suoi fiori nell’occupazione del suolo pubblico. E dopo circa un mese da queste nostre considerazioni, l’assessora Monica Lucarelli le ha fatte sue, decidendo che i dehors di Roma devono essere arredati esclusivamente con piante tipiche romane.

E sull’occupazione del suolo pubblico una domanda sorge spontanea

In questa storia di occupazione del suolo pubblico a Roma, e in attesa di buone notizie, ci si chiede: che fine ha fatto il canone Cosap che i commercianti hanno anticipato a gennaio 2020 per tutto l’anno? In prima linea, ancora l’Associazione Botteghe Romane che, attraverso diversi incontri virtuali diretti tra il suo presidente Enrico Corcos e la ex sindaca Virginia Raggi, ha più volte chiesto quando verranno rese note le modalità per richiedere il relativo rimborso. Un bel po’ di “soldini”, qualcosa come 90mila euro (o forse più), che non disturberebbero certo le notti (e le casse) dei commercianti romani che hanno continuato a pagare affitti e tasse, nonostante le entrate non ci siano state in tutto il 2020 e comunque restino ancora molto basse rispetto al pre-Covid.