In questa intervista il nostro presidente parla con Claudio Ceccarelli, proprietario della storica trattoria Giggetto, situata al Portico d’Ottavia, cuore dell’antico ghetto ebraico romano. 

reso attori e personaggi importantissimi… e ha preso pure un sacco di botte”. Scherza Corcos, lasciando la parola al noto foto

Fra domande e risposte raccontiamo un pezzo di storia del quartiere e scopriamo i migliori piatti della tradizione romanesca. 

Il dialogo comincia con un accenno di Claudio alla storia dell’area posta a ridosso del Portico d’Ottavia: «In questo ghetto durante la seconda guerra mondiale sono successe tante brutte cose». Poi continua e parla di un antico ristorante, Il Fantino: «In questo ristorante si davano appuntamento i fascisti che venivano a prendere gli ebrei». Ad aiutare i gendarmi nella cattura, prosegue, era la proprietaria del ristorante conosciuta come La Pantera Nera. Claudio descrive i fatti: «Lei li segnalava, li salutava e i fascisti li prendevano e li portavano via. Si è arricchita così, perché le davano dalle cinque alle cinquanta… mila lire». La donna, ripudiata dalla comunità e dalla famiglia, è stata costretta a vivere la deportazione del padre. Quest’ultimo, infatti, ha scelto il destino degli altri ebrei per dissociarsi dalla figlia.

Conclusa questa triste storia Claudio comincia a raccontare la nascita della sua trattoria.

Il Ristorante Giggetto è stato acquistato cento anni fa dal nonno che fino ad allora aveva lavorato come capostazione. «Mio nonno l’ha comprato da un ebreo nel 1923, prima si chiamava Osteria dell’Artigliere» dice Claudio.

Il nonno aveva lavorato alle ferrovie di Velletri dove aveva conosciuto la nonna. 

La nonna di Claudio era una bravissima cuoca e per ciò era diventata una figura importantissima al ristorante Giggetto. Questa bravura in cucina, la nonna, l’aveva poi trasmessa al figlio: il padre di Claudio. 

La mamma di Claudio invece, donna solida e dalle ottime capacità amministrative, aveva trovato posto alla cassa. 

Nell’intervista fra il presidente e Claudio si capisce subito come la qualità della cucina, e del servizio, alla trattoria Giggetto è legata all’esperienza tramandata da generazioni. Si uniscono a questo la passione e l’intenso lavoro dei proprietari: «stiamo attenti, oltre all’andamento del locale, anche ai prodotti che vengono utilizzati». 

Oggi i protagonisti in cucina sono Claudio e suo fratello Marco che assieme tengono viva la tradizione romanesca. I piatti tipici sono vari: «supplì, trippa, coda, pagliata», elenca, Claudio 

Il nostro presidente, conoscitore e amante della tradizione romanesca, chiede a Claudio i piatti preferiti. 

«Noi», risponde Claudio, «siamo famosi e siamo i più antichi rappresentanti del carciofo alla giudia». Specifica poi:«mia nonna ha imparato dagli anziani ebrei del quartiere quando è arrivata qui nel 1923».  A fare la differenza nella preparazione, dice Claudio, è la scelta del carciofo. I carciofi romaneschi sono ideali ma hanno un periodo di raccolta un po’ breve. Si fa un buon carciofo alla giudia però anche con altre buone varietà, in questo modo la ricetta è garantita tutto l’anno. 

Tra gli altri piatti Claudio elenca la vignarola, commentando assieme al presidente la sua ricchezza: «un piatto incredibile, completo, ricco di verdure e legumi». Si parla poi del baccalà della trattoria Giggetto: «noi lavoriamo il “baccalà 12 AA Islanda”, ogni pezzatura di baccalà  fa 12 kg, una primissima qualità che viene a Roma solamente per noi».  

Non può mancare quindi l’accenno alla “regina della cucina romanesca”, come la chiama il nostro presidente, la coda alla vaccinara . Claudio nota come certi piatti della tradizione sono amati dai turisti che hanno pian piano scoperto la cucina storica. 

Fra i piatti tipici,  nota il presidente, è tornata di moda la carbonara. Come c’è da aspettarsi però, aggiunge, non tutti la preparano secondo le regole. «Noi usiamo pecorino romano DOC» sottolinea Claudio, riferendosi alla carbonara del ristorante Giggetto, «lo prendiamo a Monterosi da Buonatavola Sini». Fa piacere a entrambi però notare come un piatto della tradizione romanesca sia diventato negli anni tanto popolare.  

 

PARTE I

PARTE II

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