Enrico Corcos, Presidente dell’Associazione Botteghe Romane, ha intervistato il Prefetto Vittorio Rizzi, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e Direttore Centrale della Polizia Criminale per delineare un quadro generale delle investigazioni delle forze di Polizia relative alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni delle mafie con un particolare focus sulla ristorazione romana.

INTERVISTA

1. Si registra a Roma l’operatività e l’infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso?

La città di Roma e la sua area metropolitana si confermano permanentemente sovraesposte a tentativi di infiltrazione criminale, tanto da parte di cosa nostra, della ‘ndrangheta e della camorra quanto da parte di compagini straniere.

Il territorio di Roma è teatro di una presenza mafiosa “plurima e diversificata a carattere non monopolistico1. Non vi sono soggetti in posizione di forza e predominanti rispetto agli altri: si documenta una variegata presenza di gruppi criminali.

2. Quali sono i settori economici/imprenditoriali maggiormente esposti al rischio di infiltrazioni mafiose? 

Le attività investigative hanno fatto emergere i principali settori di interesse per le organizzazioni criminali mafiose che operano nella Capitale.

La ‘Ndrangheta ha manifestato una particolare propensione per il comparto della ristorazione. E’ stato ampiamente acclarato il ruolo di esponenti di cosche della Locride e della Piana di Gioia Tauro, tesi a reinvestire i proventi derivanti dal traffico di stupefacenti nella rilevazione di esercizi commerciali e di attività (quali bar e ristoranti) precipuamente nel centro storico della Capitale.

Anche Cosa nostra è attiva nel riciclaggio, attraverso l’acquisizione e la conduzione di attività commerciali, in specie nel comparto della ristorazione e nel settore agroalimentare. A titolo esemplificativo, ricordo un’importante operazione conclusa2 anni fa nei confronti di esponenti del gruppo Rinzivillo, che perpetrando numerosi atti intimidatori in danno di vari imprenditori del Centro Agroalimentare Romano di Guidonia Montecelio (RM) di fatto tentavano di influenzarne le attività.

Anche la Camorra conduce da anni attività tese ad acquisizioni nel settore della ristorazione, inquinando aziende che operano nella lavorazione industriale degli alimenti e attività di commercio all’ingrosso di prodotti alimentari. Risulta di rilievo l’attività illecita del clan Moccia, storica organizzazione camorristica afragolese che nel territorio della Capitale sembrerebbe aver rinunciato al tradizionale “metodo di controllo del territorio”, prediligendo le attività di riciclaggio nell’intento di convogliare le ingenti liquidità accumulate attraverso i traffici illeciti. Recenti attività investigative a carico di esponenti apicali del sodalizio sono state eseguite proprio nel territorio capitolino dove, a partire dal 2010, si sono trasferiti i nuclei familiari dei vertici del clan, che hanno iniziato a investire capitali soprattutto nel settore della ristorazione (ma anche in quello immobiliare e caseario) seguendo una precisa linea d’azione imprenditoriale.



 ¹Cfr. relazione del Prefetto di Roma, in occasione della sua audizione presso la “Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere”, del 30 gennaio 2020.

 ²4 ottobre 2017 – Roma e Caltanissetta – L’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 11 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di estorsione, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, aggravati dal metodo mafioso. Le indagini – avviate nel dicembre 2014, a seguito della denuncia di una vittima – hanno consentito di accertare le responsabilità del capo del clan Rinzivillo e di altri due soggetti – rispettivamente reggente e affiliato dell’omonimo clan attivo nel nisseno – i quali, insieme ad altri tre complici, avevano perpetrato numerosi atti intimidatori ai danni di una famiglia di imprenditori ortofrutticoli operanti nel Centro Agroalimentare Romano di Guidonia Montecelio (RM), obbligandoli al pagamento di 330.000 euro per l’acquisto di merce da un’azienda di Gela (CL) intestata al citato affiliato e a ricevere forniture superiori al fabbisogno oppure non richieste; sono stati inoltre documentati gli accessi abusivi alla Banca Dati delle Forze di Polizia da parte di un militare dell’Arma, il quale aveva fornito a un suo collega (entrambi destinatari del provvedimento restrittivo) informazioni sulle indagini all’indirizzo del suddetto clan e sulle denunce presentate dalle vittime. 



 

3. Qual è la situazione per quanto concerne i reati di usura ed estorsione, con particolare riferimento al periodo della pandemia e quali sono le misure adottate per la prevenzione di tali fenomeni criminali?

L’analisi delle statistiche relative alle segnalazioni per i delitti di usura ed estorsione, nella provincia di Roma, evidenzia una sostanziale stabilità nel periodo pandemico (2020) per il reato di usura³ e un  decremento per le estorsioni4.

Oltre alle attività investigative condotte dalle Forze di polizia, un prezioso strumento di prevenzione rispetto all’infiltrazione della criminalità organizzata è rappresentato  interdittive antimafia emanate dai Prefetti a salvaguardia dell’integrità del sistema economico.

Al riguardo nel quinquennio 2016-2020 a Roma, ad esempio, diverse interdittive sono state adottate al fine di prevenire il rischio di infiltrazione da parte della Ndrangheta.

4. Qual è il modus operandi della criminalità organizzata di tipo mafioso per infiltrarsi nell’economia?

L’enorme disponibilità di liquidità da parte delle mafie rende possibili operazioni di riciclaggio e di penetrazione nel tessuto economico nelle forme più variegate, con l’effetto di espropriare dai propri beni le persone e le aziende in difficoltà e, al tempo stesso, di inquinare ed alterare la libera concorrenza nel mercato.
I riscontri investigativi da anni documentano diversi modus operandi dei sodalizi al fine di infiltrare ed alterare il sistema economico. Tali metodologie illecite includono la classica modalità estorsiva, la partecipazione occulta nelle compagini societarie, attraverso l’impiego di prestanome e tecniche intimidatorie rese sempre più pervasive ovvero realizzate mediante l’imposizione di subappalti, di assunzioni di personale, di guardianie.
Si registrano, inoltre, forme di imprenditorialità diretta e di infiltrazione nella pubblica amministrazione per la gestione di appalti.



3 Per il 2020 24 segnalazioni, una in più rispetto all’anno precedente.

4 Per il 2020 674 segnalazioni (- 6,3%) rispetto al 2019 (719 segnalazioni).



 

5. La pandemia ha richiesto un impegno maggiore delle Forze di Polizia al fine di scongiurare il rischio di infiltrazione nell’economia?

L’obiettivo che le Forze di polizia si sono poste a fronte della crisi pandemica è stato quello di intercettare i sintomi di dinamiche evolutive rispetto al rischio potenziale di una più pervasiva infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata.
Al proposito ricordo che ad aprile dello scorso anno il Capo della Polizia ha istituito un Organismo di monitoraggio sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità di tipo mafioso, che io stesso presiedo. Si tratta di uno strumento molto prezioso in quanto consente di esaminare le informazioni in possesso delle Forze di Polizia, di valorizzare i contributi degli esperti per la sicurezza presenti in tutto il mondo e di raccogliere i punti di vista di figure rappresentative nel settore pubblico e privato, per esempio magistrati o associazioni di categoria. L’Organismo ha già prodotto vari report che sono stati sottoposti all’attenzione del Ministro dell’Interno.
Nell’attuale momento storico e con specifico riferimento a Roma, una particolare attenzione è rivolta a prevenire il rischio che i fondi europei del PNRR e quelli che verranno destinati al Giubileo 2025 possano essere distratti da parte delle organizzazioni criminali.

6. La globalizzazione delle mafie che operano da anni al di fuori del territorio nazionale che impatto può avere sull’attività di prevenzione e contrasto delle forze di polizia italiane?

Nell’attuale fase di globalizzazione la cooperazione internazionale di polizia diventa un prezioso ed ineludibile ausilio per le Forze di Polizia. Al riguardo, ricordo che lo scorso anno su iniziativa italiana è stato costituito in ambito Europol un gruppo di lavoro, co-preiseduto dal Direttore di quell’Agenzia e da me, volto ad analizzare l’impatto della pandemia sull’operatività delle organizzazioni criminali. Si tratta di una modalità di confronto che replica l’esperienza italiana dell’Organismo di monitoraggio e analisi, che costituisce senz’altro una best practice. In questo contesto e al fine di prevenire il rischio di infiltrazione rispetto ai fondi europei del PNRR, è stato organizzato a Roma lo scorso settembre un Forum al quale hanno partecipato i Paesi europei proprio nell’ottica di analizzare questo specifico rischio a livello sovranazionale.
Vorrei, comunque, sottolineare che il Sistema Italia dispone già di robusti anticorpi volti a prevenire e contrastare il rischio di infiltrazioni. Abbiamo un sistema antiriciclaggio molto avanzato e sul piano preventivo oltre alle interdittive dei Prefetti, alle quali ho fatto riferimento, le misure di prevenzione patrimoniale costituiscono uno strumento molto efficace per contrastare il potere economico delle mafie.

Enrico Corcos

Enrico Corcos

Presidente

Associazione Botteghe Romane