Sabrina AlfonsiIntervista alla presidente del Municipio Roma I Centro Sabrina Alfonsi

“Sì, l’impegno c’è, unito alla costanza, ma manca un vero dialogo col Campidoglio”.
Non nasconde l’amarezza Sabrina Alfonsi, da cinque anni alla guida del Municipio Roma I Centro, dove il centro sinistra ha mantenuto saldo il timone dopo i due anni della Giunta Marino senza però riuscire a risolvere problemi endemici di “doppia competenza” che rendono necessario un lavoro di squadra con l’attuale Giunta comunale a cinque stelle.

Presidente, il suo lavoro è stato premiato nel 2015. Gli elettori Pd, diversamente rispetto ad altre zone, l’hanno riconfermata.
A giugno sarò a cinque anni di mandato, quelli giusti per tracciare un primo bilancio del lavoro svolto. Vivo quindi una contraddizione perché dopo i primi due anni di governo, in cui iniziavamo a intravedere i primi risultati, ci siamo ritrovati con un’amministrazione che ha ricominciato tutto su basi completamente diverse e in molti casi ciò ha significato bloccare alcuni progetti che consideravamo decisamente validi. Un esempio per tutti è il giardino barocco di via Giulia: eravamo riusciti a sciogliere tutti i nodi, a rendere il progetto partecipato e a concludere il parcheggio che oggi è molto ben visto da residenti e commercianti mentre il completamento dell’area verde è bloccato, ancora allo studio del governo centrale.

La sensazione che si ha, dall’esterno, è che a volte non ci sia proprio una visione d’insieme dell’amministrazione centrale, è così?
È la pura realtà, purtroppo, ed è il motivo per cui si percepisce una preoccupazione diffusa in tutta la città. Il populismo non aiuta a governare, servono le competenze. Non si può pensare di fare il sindaco o i consiglieri di Roma senza conoscere la Capitale, la sua complessa macchina amministrativa, senza avere relazioni con la Regione, con il Governo, con i Ministeri. Non si governa nessun posto così, tanto meno la capitale d’Italia. Guardiamo il caso dei rifiuti: si continua a negare il problema quando è evidente l’emergenza che Roma sta vivendo. Mi sono sentita personalmente in imbarazzo di fronte a bambini della scuola Regina Elena che sono venuti a farmi un’intervista e hanno montato un video in cui fanno vedere la situazione indecente dei cassonetti di Piazza Fiume.

Stessa cosa riguarda la mobilità. Alcuni progetti, come quello del tram Largo Ricci-Piazza Vittorio, non convincono. Perché fare un chilometro e mezzo di strada e modificare ancora la viabilità di una zona già problematica? Gli associati di Botteghe Romane sono sul piede di guerra
Il problema deriva dal fatto che manca una visione d’insieme. Anch’io una volta ero convinta che riattivare la rete tramviaria di Roma fosse importante ma oggi mi rendo conto di quanto siamo terribilmente indietro rispetto alle altre città europee. È inutile soffermarsi su piccoli tratti: si deve avere un progetto ampio. Alla data attuale non conosciamo il destino della metro C, non si parla di isole ambientali ma di pedonalizzare una singola strada. Mi piacerebbe conoscere il piano urbano di mobilità sostenibile e capire dove stiamo andando, come si integrerà con il piano relativo ai bus turistici. Hanno rimodulato le zone rosse senza tenere conto del transito dei mezzi, che non sapranno più dove andare a parcheggiare, scontentando in questo modo davvero tutti.

Cosa ne pensa del Daspo urbano che verrà adottato da parte dell’Amministrazione comunale nella zona dell’Esquilino?
Sono alcune delle misure contro il degrado di cui hanno parlato in Prefettura durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza ma sinceramente erano state applicate finora solo nei pressi di stadi o stazioni, quindi sto cercando di capire come verrà regolato dalla sindaca Raggi. Anche in questo caso, il discorso da fare è più ampio e lo hanno scritto comitati e associazioni dell’Esquilino, dai commercianti fino a residenti vip come registi e sceneggiatori, in una lettera nella quale chiedono pulizia dei giardini e dei portici di Piazza Vittorio, più illuminazione, cura del verde, installazione di telecamere di sorveglianza, intervento costante sulle situazioni di disagio, aumento della presenza delle forze dell’ordine. Tutte cose che aspettiamo da tempo e sulle quali l’amministrazione centrale non si è mai espressa. Per noi del Primo Municipio è un rammarico non avere le competenze per poter operare direttamente su Piazza Vittorio. Avevo scritto una lettera alla sindaca sull’Esquilino, mi sarei aspettata una convocazione ma evidentemente non ritiene di dover mantenere buoni rapporti istituzionali. Del resto lo fa con tutti, è accaduto anche con il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Non ha una corretta visione di quello che sono le relazioni interistituzionali.

Che sta succedendo con alcune richieste di Occupazioni di Suolo Pubblico del suo Municipio? Pare che spesso non si arrivi a meta, durante le conferenze dei servizi, soprattutto quando ad essere interessato è il Dipartimento centrale della Mobilità
Se il rapporto con il Campidoglio è difficile, con l’Assessorato alla Mobilità e il relativo Dipartimento c’è un’incomunicabilità totale. Spesso noi ci troviamo imprenditori che vogliono dare una mano, realizzando progetti con Roma Sei Mia o con il Nuovo Codice degli Appalti, dove abbiamo pareri favorevoli espressi dalle Soprintendenze mentre manca completamente un riscontro della Mobilità. D’altronde sono fermi anche su Piani presentati dal loro stesso movimento. Guardiamo il caso di via Urbana. Si erano fissati con la pedonalizzazione e intanto sono riusciti a perdere 700 mila euro che avrebbero potuto investire, come avevo fatto notare insieme al mio assessore Vincenzoni, sul rifacimento di alcune strade del rione Monti. Non si può governare così, serve una maggiore concertazione.

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