Un pronunciamento del Consiglio di Stato ha sospeso su una strada di Trastevere il piano di massima occupabilità previsto dal Municipio, che impediva lo sfruttamento dello spazio riservato alla sosta tariffata per allargare le sedute esterne di un locale.
Cosa accadrà ora? A sentire l’amministrazione nulla di particolare ma è sicuro che l’esercente in questione, dopo aver perso il ricorso al Tar contro il Comune, grazie a questo nuovo parere dei giudici tornerà a chiedere il permesso per istituire i tavoli all’esterno.
“Invito l’amministrazione comunale, centrale e municipale – osserva Enrico Corcos, presidente dell’associazione Botteghe Romane intervistato sull’argomento anche dal quotidiano Leggo – a considerare il pronunciamento del Consiglio di Stato in maniera propositiva, riaprendo il dialogo tra le parti e riconsiderando i piani di massima occupabilità nei rioni del centro storico”
I piani, nati per tutelare il centro storico dagli abusi, hanno avuto l’effetto di un cappio al collo per il comparto produttivo romano. Se siamo tutti d’accordo sulla necessità di salvaguardare il patrimonio storico e architettonico cittadino dai “tavolini selvaggi”, andrebbero operati opportuni distinguo, mettendo in condizione i commercianti di chiedere e l’amministrazione comunale di valutare senza adottare parametri troppo restrittivi. Va bene la regola, insomma, ma in nome di più interessi che concorrono a costruire il bene di una città – soprattutto dal punto di vista economico – andrebbe adottata una certa flessibilità
“Ormai ho una certa esperienza nel settore – afferma ancora Corcos – e devo dire che la mancanza di strategia e di programmazione comune stanno finendo per penalizzare un settore che rappresenta il 30-40% del PIL cittadino. Roma ha bisogno di una visione più ampia. Alcune amministrazioni vedono gli esercenti come il fumo negli occhi. Quando arriveranno a capire che sono una risorsa per la città sarà sempre troppo tardi. Mi auguro comunque che l’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato sia un motivo di riflessione e non di chiusura”

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